Persone in stato alternativo alla detenzione (U.E.P.E.)

Le persone in stato alternativo alla detenzione sono coloro che possono scontare una pena detentiva alternativa al carcere. Le misure alternative alla detenzione consentono al soggetto che ha subito una condanna definitiva di scontare, in tutto o in parte, la pena detentiva fuori dal carcere. A differenza delle misure cautelari, che possono essere applicate durante il processo, queste presuppongono una condanna (e quindi una pena) definitiva. Con esse si cerca di facilitare il reinserimento delle persone nella società civile sottraendole all’ambiente carcerario (Artt. 47-52 della legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario). Si applicano esclusivamente ai detenuti definitivi e sono principalmente: l’affidamento in prova al servizio sociale (richiede casa e lavoro), la detenzione domiciliare (richiede casa), la semilibertà (richiede lavoro). Per chi intenda sostenere un programma terapeutico, concordato con una unità sociale socio-sanitaria, contro l’abuso patologico di sostanze stupefacenti o bevande alcooliche, è previsto l’affidamento in prova per casi particolari. Attività: Interventi riparativi e di recupero individuali e collettivi al fine di promuovere l’integrazione e l’inclusione sociale dei condannati e per la promozione di una maggior consapevolezza di sé. Si vuole aiutare i condannati a costruire nuove modalità e strategie per affrontare situazioni che quotidianamente vivono (situazioni di conflitto in famiglia, con i pari, con le istituzioni, ecc). Progetto in corso: Inserimento dei soggetti coinvolti in progetti di tipo socio-sanitario come l’assistenza ad immigrati, a minori stranieri non accompagnati, disabili, all’interno dei quali interiorizzare i valori della solidarietà sociale e del rispetto verso l’altro.